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La Piccola Armata

Wake Up Call

Julian Borger (The Guadian, 6 Settembre 2002)

- Traduzione a cura di Emanuele Mandola -


Nel 2002 in un gigantesco WarGame USA
(3 settimane, simulazioni computerizzate, 13.000 uomini veri, 250 Milioni di USD),
"Operazione Millenium Challenge"...
Saddam sconfigge gli USA!!!
VanRiper_PK2

Il Generale Paul Van Riper (US Marine Corp, Purple Hearth in Vietnam, 64 anni portati con molta irriverenza) impersonava il 'dittatore di uno stato del Golfo Persico': fregandosene di radar, comunicazioni cellulari, satellitari e quant'altro ha affondato 16 navi americane nel Golfo usando aerei civili kamikaze, messi in moto da messaggi in codice trasmessi via radio dai minareti al sorgere del sole, a loro volta allertati da corrieri motociclisti nel deserto!


Sul finire dell’estate del 2002, le forze armate americane hanno speso 250 milioni di dollari organizzando un’esercitazione in cui erano schierati più di 13.000 uomini. Ufficialmente l’America ha vinto e lo stato canaglia è stato liberato dal suo perfido dittatore.
Cosa è realmente successo è però tutta un’altra storia, una storia che ha fatto tremare intera difesa Americana, sollevando dubbi su quanto i militari americani siano pronti per un’invasione dell’Iraq. Nella realtà, questo enorme war game è stato vinto da Saddam Hussein, o perlomeno dal generale dei marine, in pensione, Paul Van Riper, nei panni del dittatore Iracheno.

Nei primissimi giorni dell’esercitazione usando la sorpresa e tattiche non ortodosse l’arzillo sessantaquattrenne, veterano del Vietnam, ha affondato la maggior parte delle navi del corpo di spedizione Americano nel Golfo Persico, bloccando l’assalto Americano.
Quello che è successo dopo è più adatto ai giochi dei bambini ai giardinetti piuttosto che a degli adulti.
Trovandosi di fronte a un’improvvisa e imbarazzante fine della più costosa e sofisticata esercitazione militare della storia degli Stati Uniti, i vertici del Pentagono hanno semplicemente deciso che non fosse mai avvenuto nulla. Hanno ordinato ai morti di tornare un vita, fatto riemergere le navi affondate e hanno ordinato alle forze nemiche di ignorare i marine che eseguivano le loro operazioni di sbarco.

Offeso da tutto questo imbroglio Van Riper ha abbandonato gioco. Sedendosi sul muretto a brontolare fino a quando il war-game, della durata di tre settimane e grandiosamente intitolato Millennium Challenge, è finito con una brillante e schiacciante “vittoria” Americana.
Se il pentagono pensava che tutto fosse finito, aveva sottovalutato Van Riper.
Un marine più portato all’azione che alla diplomazia, con una Purple Heart guadagnata in Vietnam a dimostrare il suo valore e che dal suo status di pensionato non tollera le sfumature burocratiche del dipartimento della difesa.
Così ha vuotato il sacco. La sua principale preoccupazione - dice al The Guardian – è che quando inizieranno i veri combattimenti, i soldati Americani saranno mandati in battaglia con un copione di tattiche precotte che non sono mai state testate seriamente.
“Non si è imparato nulla” dice “Un’istituzione che non vuole mettersi in discussione non è di buon auspicio per il futuro”. L’esercitazione è stata truccata fin dall’inizio.

Il Millennium Challenge è stato il più grande war game di tutti i tempi. Pianificato per due anni ha previsto operazioni coordinate di esercito, marina, aviazione e marine.
L’esercitazione era in parte reale, con 13.000 uomini sparsi sul territorio degli Stati uniti, appoggiati da aerei e navi da guerra reali; e in parte virtuale, con sofisticati modelli gestiti dai computer. Sono state usate le stesse tecniche dei blockbuster Hollywoodiani come il Gladiatore. I soldati in primo piano erano reali, le legioni alle loro spalle digitali.
Il gioco era teoricamente ambientato nel 2007 e schierava le forze Blu (gli USA) contro un paese denominato Rosso. Il rosso era una nazione Medio Orientale, militarmente ben equipaggiata, affacciata sul Golfo Persico e guidata da un folle ma astuto megalomane (Van Riper!).
Probabilmente, quando si iniziò a pianificare la simulazione, nel 2000, i Rossi avrebbero dovuto essere gli Iraniani. Ma a Luglio del 2002, quando il gioco è partito, è difficile pensare che chiunque fosse coinvolto avesse dubbi su chi fosse il paese con la “I” rossa che si doveva fronteggiare.
“Il Gioco avrebbe dovuto essere corretto. In altre parole c’erano due fazioni che si sarebbero impegnate per vincere” dice Van Riper.
Anche nei panni di un malefico dittatore, il veterano dei marine ha preso le cose molto seriamente, puntando alla vittoria. Ha valutato che il Rosso avrebbe potuto provare a lanciare un attacco a sorpresa, in linea con la dottrina preventiva della stessa amministrazione Americana, “così ho deciso che avrei attaccato per primo”.
Van Riper aveva a sua disposizione, simulata dal calcolatore, una flottiglia di piccole navi e aerei, molti dei quali civili, che continuavano a vagare senza meta per il Golfo Persico virtuale in attesa che il gioco iniziasse. Appena la flotta US è entrata nel Golfo, Van Riper, ha dato il segnale, non tramite trasmissioni radio che potevano essere intercettate, ma con un messaggi in codice ritrasmessi dai minareti delle moschee durante la chiamata alla preghiera.
Gli apparentemente inoffensivi velivoli e imbarcazioni da diporto si sono trasformati in macchine di distruzione gettandosi in attacchi kamikaze sulle navi e sugli aeroporti Blu nel Golfo.
Nel frattempo dei missili Silkworm, di fabbricazione cinese, lanciati da altre piccole imbarcazioni affondavano l’unica portaerei statunitense e le due portaelicotteri dei marine. L’idea di questi assalti non era altro che la rivisitazione, su vasta maggiore, dell’attacco di due anni prima alla USS Cole in Yemen, ma la flotta Blu non sembrava aver fatto tesoro dell’esperienza. Alla fine della giornata sedici navi, con migliaia di marine a bordo, risultavano affondate.
Se fosse successo nella realtà sarebbe stato il peggiore disastro navale dai tempi di Pearl Harbor.
E’ stato a questo punto che i generali e gli ammiragli che arbitravano il gioco lo hanno sospeso.
“Una frase che continuo a sentire: ‘Questo non potrebbe mai accadere” ricorda Van Riper “Gli ho risposto che nessuno avrebbe pensato che degli aerei di linea avrebbero potuto schiantarsi sul World Trade Centre… ma ugualmente nessuno mi ha dato ascolto.”
Alla fine hanno deciso che il blu, forte dei 250 milioni di dollari di spesi per l’esercitazione, non aveva subito perdite mentre le navi sono state resuscitate dagli abissi.
A questo punto Van Riper era più che seccato, ma la situazione stava per peggiorare. Il “gruppo di controllo”, gli ufficiali che arbitravano l’esercitazione, lo hanno avvertito che gli aerei per la guerra elettronica Americani avevano bruciato i costosi sistemi di comunicazione a microonde del Rosso.
“Mi hanno detto che dovevamo iniziare a comunicare con cellulari e telefoni satellitari! Mi sono rifiutato e gli ho risposto che avremmo continuato ad usare le staffette motocicliste nel deserto e gli annunci dai minareti delle moschee.
Ma hanno rifiutato di credere che avremmo potuto agire in un modo così diverso da quello occidentale.
Gli è stato detto di smantellare la difesa antiaerea dove e quando i blu avrebbero attaccato e di ritirare le sue forze dalle spiagge dove erano previsti gli sbarchi dei marine.
“Tutto era già stato scritto” continua.
Nonostante tutti questi vincoli VanRiper ha continuato ad opporsi alle forze Blu con il suo arsenale di tattiche non convenzionali, fino a quando, il 29 Luglio, si è accorto che i suoi ufficiali non eseguivano più gli ordini. Ormai erano coordinati dal gruppo di controllo.
VanRiper si è arreso: “Ho continuato a dare consigli ma ho smesso con gli ordini. Non c’era più nulla di realistico.”
Il Pentagono non ha messo in discussione il rapporto di Van Riper sul Millennium Challenge. Ma, sostengono, l’importate era la visione di insieme dell’esercitazione.
Il viceammiraglio Cutler Dawson, comandante della flotta resuscitata, nella realtà comandante della US 2nd Fleet sostiene: “Alcune cose sono plausibili altre no. Questo è quello che si impara da un esperimento.”
Tutto si è trasferito nella sala delle conferenze stampa del Pentagono, dove il segretario della difesa, Donald Rumsfeld, ha passato la patata bollente al suo vice, il generale Peter Pace, dandogli la possibilità di spiegare perché le potenti forze americane hanno avuto bisogno di due vite per vincere.
“Avremmo potuto lasciarci uccidere il primo giorno aspettando il resto dei 13 giorni dell’esercitazione senza poter fare nulla, oppure avremmo potuto tornare in vita e continuare l’esperimento. Cosa avremmo dovuto fare?“ ha chiesto il generale Pace.
Van Riper si è detto d’accordo con Peace in linea di principio, ma che il punto è un altro.
“Il fatto che tutto fosse scritto non è il cuore del problema poiché stavamo cercando di imparare qualcosa.
Ma l’esercitazione è stata presentata come libera: per capire se i concetti tattici testati erano sufficientemente robusti da essere utilizzati sul campo di battaglia reale.
Sono questi “concetti” che avrebbero dovuto essere al centro dell’attenzione.
Le forze armate americane sono impegnate in quella che è stata chiamata “rivoluzione dell’approccio militare” e che ora è semplicemente chiamata “trasformazione”.
L’idea è quella di rendere le forze armate americane più flessibili, preparate e immaginative. Questa è la trasformazione che ha ossessionato Rumsfeld nei primi nove mesi del suo mandato, fino a quando l’11 Settembre non ha trasformato le priorità.
I sostenitori della trasformazione sostengono che questa richieda una mentalità nuova, dal generale fino al soldato semplice. Così, invece di elaborare nuove tattiche, si formulano vaghi concetti per cambiare l’approccio al campo di battaglia del soldato americano.
Il concetto da sperimentare nel Millennium Challenge era riassunto in “azione rapida e decisiva (“rapid, decisive operation” - RDO), lo stesso concetto che qualsiasi ufficiale veterano, Van Riper in testa, considera scontato. “Come se qualcuno volesse azioni lente e inconcludenti! Questi sono solo slogan.” sbuffa.
La storia della trasformazione e l’utilità di concetti come la RDO sono argomento di continuo scontro all’interno del Pentagono, in cui la vecchia guardia in uniforme si scontra con i “rivoluzionari” strateghi civili portati al Pentagono da Rumsfeld.
John Pike, il direttore di GlobalSecurity.org, crede che l’affare Van Riper non sia altro che una manifestazione di questo scontro e della differenza di opinioni sulla conduzione della guerra in Iraq.
“Una parte sostiene che si debba marciare verso Baghdad, annichilendo tutto ciò che si trova sulla strada in modo che il contraccolpo causi il collasso del regime,” dice Pike “Questo è quello che Rumsfeld considera un approccio poco immaginativo. L’alternativa è aggirare le forze Irachene per infliggere un colpo decisivo.”
Van Riper non si oppone a questo modo di pensare. Ma sostiene semplicemente che si debba mettere sulla carta un piano e testarlo. “La mia preoccupazione principale è che questi concetti possano venbire usati prima di essere adeguatamente sperimentati.”
In questi giorni il nome di Van Riper fa alzare gli occhi al cielo al Pentagono, ma ci sono sospetti che abbia la simpatia di molti militari che, dopotutto, saranno i primi a scoprire se i piani di invasione dell’Iraq funzioneranno nella realtà.
“E’ fastidioso come una spina nel sedere, ma è un dolore necessario!” dice un ufficiale in pensione che lo conosce “E’ un grande, un patriota e fa tutto questo per una giusta causa.”


Link all'articolo originale su "The Guardian"
Link a qualche informazione sull’arzillo generale